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L'uomo vivo

Troppo è per poco, e non basta ancora, ed è una volta sola....
June 14

Quale sinistra

La "procellosa e trepida gioia d'un gran disegno" sembra avvolgere i militanti e gli elettori del Partito Democratico.
Non la destra, quanto gli italiani hanno dato l'ennesimo schiaffo a ciò che, numeri alla mano, dovrebbe essere il primo partito dell'opposizione.
Il condizionale si impone se si tengono presenti due fattori.
Il primo consiste nella tendenza del PD a perdere voti, piuttosto che a guadagnarne. Sono quasi 4 milioni i cittadini che, rispetto alle politiche del 2008, hanno scelto altre liste, un quarto dei quali - stando alle analisi dei flussi - è tornata sui lidi gestiti dalle formazioni della sinistra radicale. Ciò può voler dire che la campagna sul voto utile allora funzionò, ma la linea del partito non è poi riuscita a soddisfare e "coprire" le aspettative di quella fetta di italiani. Oppure, più banalmente, che la diversità di tornata elettorale, l'incertezza sulla collocazione europea, l'assenza di informazione sull'idea di Europa formulata dal PD, ed il concentrarsi del dibattito su questioni pre o para politiche hanno allontanato le preferenze da via del Nazareno, portandole su posizioni più definite sul piano identitario.
Ignorando quali fossero i dati dei sondaggi nel giorno della fuga di Veltroni, non possiamo spingere l'analisi oltre e, quindi, stabilire se questo sia il punto più basso, o meno, raggiunto dal PD. Di sicuro non è una cima, e la scalata sembra lunga e difficile.
Il secondo fattore, legato indissolubilmente al primo, riguarda l'incapacità del Partito di creare l'opinione, di incidere sul "comune buon senso". Il confronto con il Presidente del consiglio sarebbe ingeneroso. Ciò che spaventa è l'arretramento anche di fronte ad un apprendista della politica come Di Pietro. Il quale, capendo la debolezza, lancia il tema dell'alleanza un secondo dopo il risultato elettorale, ergendosi a promotore di un disegno di governo, se non di società, alternativo a quello del centro-destra. Esattamente ciò che dovrebbe fare un grande partito, se tale pretende di essere. Purtroppo, piuttosto che dettare l'agenda, i nostri si limitano a segnare gli appuntamenti altrui, cercando di capire se possono partecipare.
Finalmente, dopo i ballottaggi ed il referendum elettorale, si aprirà il congresso.
A prescindere dalla caratura personale dei singoli candidati, dalle inevitabili trappole che ne costelleranno il percorso, dal linguaggio troppo spesso inadatto e un pò meschino dei cronisti politici, delle strumentalizzazioni, il corpo vero del partito, "militanti&elettori", avrà la possibilità di definire insieme la linea, discutendo democraticamente sui documenti, partecipando alla loro genesi, modificandoli e quant'altro. Ciò che, appunto, avviene in un partito veramente democratico.
Sarà il caso di notare che nulla di tutto ciò è avvenuto nei 2 anni di vita del PD e nessuno, proprio nessuno, può dirsi esente da responsabilità al riguardo.
E allora, in maniera molto sintetica, sembra il caso di fissare aluni punti di discussione.
La gente ci ha chiaramente fatto capire che da noi si aspetta qualcosa di diverso da quanto sin quì proposto. Diverso non tanto perchè nuovo o anagraficamente più giovane, ma perchè alternativo a ciò che ora impera. Nell'epoca del Far West berlusconiano, torna centrale la questione lavorativa, da cui deriva quella del salario e, quindi, quella dello sviluppo economico. E se la denuncia delle difficoltà di molti italiani è stata ampiamente sviscerata, servono risposte serie e concrete, che diano sicuerezze e prospettive a milioni di cittadini.
Non sembra, tuttavia, possibile assumere compiti simili senza un rinnovato protagonismo dello Stato, non sul piano degli interventi diretti nel settore economico, quanto sul terreno degli investimenti nelle reti e nella formazione, presupposti irrinunciabili per risollevarsi dal periodo di crisi ed aiutare il sistema imprenditoriale.
Altro tema riguarda ciò che, forse impropriamente, chiamiamo "mercato del lavoro". Sarebbe, infatti, meglio parlare di "condizione dei lavoratori".
Le leggi dell'ultimo quindicennio hanno profondamento mutato la natura delle relazioni lavorative. Diverse ricerche hanno evidenziato come, se l'accesso al posto di lavoro avviene quasi esclusivamente attraverso contratti "flessibili" o "precari" che dir si voglia, da questi consegue spesso un "consolidamento" della posizione lavorativa. Fra gli altri, un effetto è quello di eliminare il protagonismo sindacale al momento dell'assunzione, per ritrovarlo quando si discute di "conservazione" dell'attività lavorativa. 
Il problema è che, durante la fase della "precarietà", si riduce (logicamente) la capacità di reddito e si creano situazioni di ingente disagio sociale. Un grande partito progressista e di governo non può, anche quì, limitarsi alla denuncia. Sono anni (chi si ricorda della "Legge Smuraglia"?) che giacciono in Parlamento progetto di legge tesi a colmare questo vuoto. Ed anche su questo tema è necessario rinvigorire il ruolo di tutti i Soggetti Pubblici che intervengono in materia - Uffici di collocamento, ispettorati del lavoro, commissioni provinciali etc etc etc -. Perchè, se non si ha una ragionevole aspettativa delle proprie prospettive, non è nemmeno possibile investire sul proprio futuro, o ipotizzare di dare un futuro e una prospettiva ai propri figli.
In un paese come il nostro, però, i due punti di cui sopra dipendono da un terzo tema: la Giustizia.
Se non funziona il sistema di prevenzione, accertamento e repressione dei reati, se non si cura la questione dello scarso senso civico degli italiani, se non si agevola la composizione delle controversie al di fuori delle lungaggini processuali ci troveremo nuovamente ad arrancare. Non servono, però, grandi riforme legislative; occorrono fondi. Tanti. Per sedi, assunzione di nuovo personale, miglioramento delle strutture carcerarie e della dotazione delle forze dell'ordine, entrata in organico di nuovi magistrati - magari anche più preparati -, velocizzazione dei processi, formazione dell'avvocatura e, più in generale, degli operatori del diritto.
Sono pochi spunti, attorno ai quali è  possibile ritrovare il consenso di molti elettori al momento delusi.
E' evidente che, se è vero le idee camminano sulle gambe degli uomini, ne servano di credibili, ma questa è un'altra storia.
Prima è meglio chiarire cosa vogliamo dire e dove vogliamo andare; arriverà solo dopo, il momento di scegliere il timoniere.
April 03

In poco tempo

Vorrei descrivere tutto ciò che è successo in queste settimane di fine inverno.
Ne abbiamo visti di cambiamenti, anche se sembra tutto così naturale.
Ma il tempo è tiranno, la cena chiama e ci sono ancora mille cose da fare.
Così mi limiterò a due righe su due fatti a cui ho assistito. Il primo sul web, il secondo di persona.

Impera il Sernacchini - ocomecavolosichiamalei - show si youtube.
Bravina la collega, precisa e puntuale. Trovo però paradossale che critichi coloro i quali hanno sempre sostenuto ciò che dice, salvando coloro i quali hanno invece rattrappito il progetto del PD. "E' mancata la leadership come punto di sintesi"...bella frase, ma con chi ce l'hai? Perchè se il problema è il pluralismo delle idee, questo è stato ibernato in un continuo e coartato elogio al segretario. E allora non rimane che andare sui giornali per dire qualcosa, se negli organismi di partito non è possibile. Se invece il cancro era il leader, vuol dire che l'uscita di scena di Veltroni rappresentava l'unica scelta possibile. Personalmente ho sempre ritenuto più vera la prima della seconda domanda. Ma se così è, meno male che qualcuno ogni tanto ha alzato sommessamente la voce.
Apprendo comunque con piacere che il Friuli avrà, probabilmente, un rappresentante a Strasburgo. Strana coincidenza temporale.

Ora, invece, per risollevare le sorti del PD, ci si ricorda delle strutture di partito. Nel mio territorio - il Municipio XIX - di Roma si sono svolte le elezioni del coordinatore. Senza dibattito. Mi dispiace molto per la persona, che ne è uscita malino anche elettoralmente. Inutile dire da quale delle tante correnti provenga, non è questo il problema. Il punto è che, tolto di mezzo Sansone, sono rimasti i filistei, che continuano a far danni e non capiscono.

Io mi consolo con il mio divano color amaranto e la manifestazione di domani. Del resto andare in piazza e parlare con la gente mi è sempre piaciuto.
February 18

Il fuggitivo

Secondo una delle tante strofe popolari, il seguito di un grande successo cinematografico di solito delude le attese.
Capita spesso di vederle deluse, di non ritrovare la stessa magia, di sentir sciupare il gusto della novità.
Si potrebbero fare esempi in senso contrario, naturalmente, ma questa non è la sede. Solo l'occasione per capire se anche gli incubi sottostanno alla stessa legge. Sembra, purtroppo, di no.
Speravo che sopportare la seconda segreteria di Veltroni nel partito in cui milito fosse meno doloroso della prima volta. Che avrei capito il gesto di D'Alema. Che non avrei più sentito l'amaro in bocca per molte scelte sbagliate. Che, soprattutto, avesse imparato dai propri errori.
Invece no. Pronti via e crisi di governo. Mentre Mastella, esponente di un piccolo partito nostro alleato, da l'appoggio esterno al Nostro Governo, lui non trova di meglio da fare che sostenere la solitudine del PD. E l'accordo sulla legge elettorale contro i piccoli partiti. Geniale!
Poi, dopo aver perso mezzo milione di voti in termini assoluti rispetto alla disastrosa lista unitaria del 2006, dopo aver contribuito ad una delle peggiori sconfitte della sinistra italiana, dopo aver giocato con i numeri sul suo ufficio stampa, dopo aver candidato tutto ed il contrario di tutto, dopo aver fatto la corte a fascisti e ballerine, comincia il gioco del soffocamento democratico.
Non abbiamo perso, chi dice il contrario è un nemico del PD. Oddio, no, forse abbiamo perso, ma non così tanto. E comunque al 34%. No, non al 33,4 come riporta il Viminale. Fase Negazionista.
Ok, è andata. Compagni e amici, uniti e avanti. Occorre trovare un'identità di partito. E dopo sei mesi di silenzio assordante, di barcollamento sul ring come un pugile suonato, sotto i colpi del fido alleato Di Pietro - ma non si doveva andare soli? - ecco una scintilla. In piazza!
Ossigeno. Tante persone, tanti striscioni. Il corpo del partito che vibra e si tende verso il suo ispiratore. E lui, con i soliti problemi di algebra, che sferza colpi al governo. Sembra quasi di potersi ricredere su alcune cose. Sugli immigrati si potrebbe fare meglio ma, visto il punto di partenza, ci si può stare.
Invece no. Nemmeno un mese e scoppia la questione morale nel PD. Quì gli si può onestamente imputare poco. Se non di essere stato alfiere di quei gruppi editoriali che poi gli si sono rivoltati contro. Magari fossero solo mali passeggeri; i giornali contano eccome. Così come creano la notizia, la nascondono, la scoloriscono, l'annacquano. E con esse il consenso personale. Diventano sempre più frequenti gli stranni attacchi di Repubblica, a cui sembra impossibile resistere. Non basta il nuovo corso della De Gregorio sull'Unità per migliorare la comunicazione, e quello che sembrava un punto di forza del segretario, diventa il suo reale tallone d'Achille.
Spaesato il povero Uolter rispolvera l'armamentario bolscevico e commissaria ben 5 regioni, mettendo ovunque uomini di sua fiducia.
Ma i numeri si vendicano e, tolta la roboante vittoria trentina, consegnano impietosa la foto dell'umore italico. Schiaffi in Abruzzo, schiaffi ancor prima in Sicilia, addirittura deprimente il dato delle primarie bolognesi. Colpa delle correnti, colpa della magistratura - ma non erano sempre dalla parte giusta? - colpa del regime antidemocratico di Berlusconi - ma non dovevamo discutere con lui per il bene del Paese? -.
E intanto il dibattito interno al partito si sclerotizza. Dall'anemico confronto delle idee si passa alla dinamica amico-nemico.
E nel frattempo si acuiscono alcune fratture locali, come in Sardegna, dove le premature dimissioni del Presidente Soru comportano il voto anticipato.
Ora, Veltroni di questo non è responsabile. Ed era decisamente annunciata la vittoria del centro destra di fronte ad un candidato dimissionario che si ripresenta sostenuto dagli stessi alleati ai quali ha voltato le spalle pochi mesi prima. L'elettore è smemorato, ma non è matto, e cerca una risposta di sanità mentale. O almeno la auspica.
Per questo il gesto del segretario è da codardi.
Lui con il risultato isolano non ha niente a che spartire. Il vento della politica nazionale non spira così forte su un'isola come la Sardegna.
Ed è singolare la coincidenza temporale dell'uscita di Bersani con il passo indietro dell'ex sindaco. Sembra quasi che, più che al partito, si miri a conservare un assetto, quel "progetto" monistico sviluppato in questi mesi. Il contorno dei cortigiani plaude, il rinnovamento reale, soprattutto quello politico, viene trascurato. Rimane un partito senza anima e testa, terrorizzato dall'idea di scegliere una linea sulla base di una votazione.
Privo, drammaticamente privo, di una classe dirigente giovane pronta a raccogliere il testimone. Carente di organizzazione e di radicamento territoriale.
Preoccupato della possibile scissione di Rutelli, non dell'evidente sfiducia elettorale.
E sullo sfondo un uomo che, come 8 anni prima, di fronte alle difficoltà scappa, lasciandosi macerie e sconfitte alle spalle, pronto a ripresentarsi alla prima occasione utile.
Non dimenticherò mai quel 14 maggio 2001, quel 16,8% dei DS - quasi 5 punti in meno rispetto al 1996 - quel "sono contento per il risultato della Margherita", quella conferenza stampa tutta incentrata sul ballottaggio romano.
Allora la ciambella di salvataggio fu il Campidoglio, oggi potrebbe essere Strasburgo, ma non scommetto più.
Si attendono segnali di novità che squarcino le nebbie, specie da chi la nebbia la conosce bene.



February 03

Rewind

E' passato un pò di tempo dall'ultimo post.
Molto dipende dagli stravolgimenti personali che ho vissuto - casa nuova, ufficio nuovo, internet a tratti e necessità di trovare il tempo per il bucato, per le volture, per l'attivazione del telefono etc etc -. Ma non è tutto quì.
Ho cercato di non essere solo uno spettatore dell'oggi, un miope commentatore di avvenimenti frammentati. E ho provato a vedere se alcuni di questi accadimenti non rappresentassero le molecole di un corpo più ampio. Senza pretese di verità o di oggettività, ma facendomi un'idea che si basasse sulla mia memoria.
E così, pescando tra i miei ricordi a breve, riemergono le prime pagine strillate dell'inchiesta di Napoli, di Pescara, e quello strano, stranissimo tempismo di alcuni quotidiani "non di partito" che cominciano a mollare il leader incensato fino al giorno prima, a volte con numeri migliori per la riffa che per la politica. Ogni riferimento alle settimane precedenti il 13 aprile è puramente voluto.
Colpa di Berlusconi? No. E nemmeno - non posso credere a ciò che sto per scrivere - di Veltroni.
Colpa nostra, dei cittadini italiani. Colpa della nostra storia, e della nostra scarsissima memoria a breve e a lungo termine. Colpa dell'incapacità di osservare e dell'assenza di indignazione. Colpa della nostra cultura, votata troppo spesso ai santi e poco alle persone.
Andando sinteticamente per ordine, a me pare strano, ma molto molto molto strano, che una serie di inchieste giudiziarie esploda sull'intero arco politico attualmente in parlamento e che, però, si indichi il banco dell'imputazione morale solo ad un partito.
Così come singolare, molto molto molto singolare, mi risulta la titolarità di parte delle indagini esperite dalla Procura partenopea, incardinata in capo a colui che già in passato si era eretto a censore del centrosinsitra calabrese con alterne fortune. Le stesse di alcuni colleghi. Anche quì ogni riferimento è puramente voluto.
Sul viale delle coincidenze può anche capitare di imbattersi in un consulente della procura che discute del contenuto del registro delle notizie di reato, o dell'iscrizione di questo o quel soggetto nello stesso registro. Mentre, proseguendo il cammino nella selva oscura dei flash-back, ecco spuntare le immancabili intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali, anche se penalmente fiacche.
Il tutto mentre nel nostro Paese si cedono pezzi di settori economici, cambia il volto degli assetti bancari ed editoriali e si benedice una delle più grosse speculazioni industriali - Alitalia, n.d.r. - a danno dei cittadini che dovranno pagarne i debiti. Su questo ci rivediamo fra quattro anni.
Signore e signori, benvenuti a Rincoglionopoli, Paese in cui si discute più delle tette delle signorine del Grande Fratello, o delle scappatelle di questa o quell'aspirante - eh, aspirante è proprio il termine adeguato - attrice, piuttosto che della nostra società e di come cambia. Dove tutto è spettacolo, anche le fondamenta del nostro vivere civile. Dove se sei un barbone e dormi su una panchina rischi di diventare il cerino di qualche idiota che non riesce a trovare altro divertimento. Dove si chiedono pene esemplari per i più deboli e meno lacci per i più furbi.
Dove ogniuno recita, chi in toga, chi con una penna e chi, assai meno visibile, con un cappuccio in testa e un compasso in mano.
Dove l'unica struttura politica che potrebbe opporsi a questo stato di cose è ancora troppo impegnata a pensare a quando cambiare il proprio leader, piuttosto che affrontare la realtà.  Sveglia signore e signori...sveglia!
December 30

Intensa.Mente

Dopodomani si volta pagina.
E non solo perchè si chiude uno degli anni più importanti che ho vissuto.
Ci sono suoni, canzoni, immagini, momenti che non potrò mai dimenticare.
Ma si è chiuso un ciclo; ora bisogna aprirne un altro, non meno denso di emozioni.
Niente buoni propositi, quelli che ho realizzato sono storia,
quelli che non sono riuscito a conseguire rappresentano le mie nuove sfide.
Benvenuto 2009
 
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Alessandro Pillitu

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Mangio tanto, dormo poco, e a volte sono un pò incosciente.

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riccardowrote:

NAPOLI E' VISTA COME UNA CITTA' DA EVITARE

RICETTACOLO DELLA CRIMINALITA', E DEI RIFIUTI.

MA NAPOLI NON E' QUESTO, NAPUL E' MILLE CULUR 

ANCHE SE IL "MARRONE" A VOLTE DOMINA.......

Nov. 3
Alessandro sei ancora indeciso sul voto del 4 novembre...?
 
 
Oct. 13
Ciao Ale!!!
 
Oct. 8
Ciao Ale!!!
 
Oct. 8
E tu Alessandro, voterai per Barack Obama o per me..?
 
 
Oct. 2
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